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Materia e Acciaio

L'anima invisibile: come si piega un tubo senza ferirlo

Il pezzo più importante della piegatura è quello che il cliente non vedrà mai.

· 1 min di lettura

Prendete un tubo d'acciaio con uno spessore di tre millimetri e provate a piegarlo. Sulla curva succedono due cose insieme: la parete interna si comprime, quella esterna si distende. Se nessuno interviene il tubo cede, perde la sezione circolare, e la curva morbida che avevate in mente diventa un gomito ammaccato.

La soluzione, da noi, è un'anima mobile in una lega speciale di bronzo e alluminio. Entra nel tubo, accompagna il movimento della piegatrice dall'interno e tiene la sezione perfettamente rotonda mentre tutto intorno il metallo si deforma.

Ma l'anima da sola non basta, ed è qui che la faccenda si complica.

L'acciaio inox non è sempre identico a se stesso. L'elasticità cambia, in modo impercettibile, da una colata all'altra. Due tubi che sulla carta hanno la stessa identica specifica reagiscono alla piega in modo leggermente diverso: uno torna indietro un po' più dell'altro quando la macchina si apre.

Uno scostamento così un software standard non lo vede. Lo vede chi piega tubi da vent'anni.

Per questo, all'inizio di ogni lotto, l'angolo di piega viene ricalibrato a mano. Si piega, si misura, si corregge, si ripiega. Quando il pezzo è giusto parte la produzione.

È la parte del processo più difficile da spiegare a chi ci chiede perché non compriamo semplicemente una macchina migliore.

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