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Materia e Acciaio

Doccia a bordo piscina: il cloro rovina l'acciaio?

Il cloro non rovina l'AISI 316. Può rovinare il 304. La differenza è una lega, e per una doccia in piscina è l'unica cosa che conta.

· 1 min di lettura

Il cloro non rovina una doccia in acciaio inox AISI 316, ma può rovinare una in AISI 304. La differenza sta nella resistenza ai cloruri, che per una doccia a bordo piscina è la sola cosa che conta: acqua clorata, schizzi che asciugano al sole, sale se la piscina è vicina al mare.

Cloro e acciaio: cosa succede

Il cloro dell'acqua di piscina lascia cloruri sulla superficie quando l'acqua evapora. I cloruri sono esattamente il tipo di attacco a cui l'acciaio inox è più sensibile: non ossidano tutta la superficie, cercano un punto e lo scavano. È la corrosione puntiforme, la stessa dell'aria di mare.

Perché il 316 la ferma

L'AISI 316 contiene molibdeno, l'AISI 304 no. Sono pochi punti percentuali, ma sono quelli che rendono la lega stabile davanti ai cloruri. Per questo il 316 si chiama acciaio marino, ed è per questo che una doccia da piscina in 304, dopo qualche stagione, mostra i primi punti dove la superficie ha ceduto.

La finitura conta quanto la lega

Una lega giusta con una superficie lasciata porosa non basta. Le nostre colonne passano dalla pulimentatura a grana crescente prima di qualunque finitura, naturale, verniciata o PVD: una superficie chiusa non offre ai cloruri il punto da cui partire. Sulle finiture verniciate la vernice è un ulteriore strato, e la sua tenuta dipende da come è stata fatta asciugare.

Cosa consigliamo a chi gestisce una piscina

Un risciacquo periodico con acqua dolce, soprattutto dove gli schizzi asciugano al sole. Nessun detergente acido o a base di cloro concentrato sulla colonna. E, alla scelta, chiedere sempre la specifica del materiale: AISI 316 scritto per esteso, non «acciaio inox» e basta, che vuol dire tutto e niente.

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